Pensateci? Dov’è che non si prepara la pizza? Certo non buona come quella partenopea, ma è pur sempre una pietanza che unisce il mondo sotto un unico “credo” culinario.
Dopo tanta fatica, eventi, e raccolta di firme, finalmente la pizza napoletana e stata riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato la notizia su Twitter: “L’arte del pizzaiuolo napoletano patrimonio culturale dell’Umanità Unesco. Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”.
Il negoziato è durato circa 8 anni, a Jeju, in Corea del Sud. All’unanimità il Comitato di governo dell’Unesco ha accolto la candidatura italiana riconoscendo nella pizza la creatività alimentare della comunità napoletana come unica al mondo.
Unesco: pizza napoletana e l’arte del pizzaiolo riconosciuti come patrimonio immateriale dell’umanità
Ecco il consumo di pizza in un anno in tutto il mondo:
- gli americani che sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica
- in Europa con 7,6 chili all’anno,
- e staccano spagnoli (4,3),
- francesi e tedeschi (4,2),
- britannici (4),
- belgi (3,8),
- portoghesi (3,6) e austriaci, che con 3,3 chili di pizza pro capite annui chiudono questa classifica.
Per l’Italia questo è il 58° riconoscimento da parte dell’Unesco e il 9° tesoro per la Campania. All’elenco del patrimonio riconosciuto dall’Unesco è iscritto il Centro Storico di Napoli (1995), Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (1997), Reggia di Caserta (1997), Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (1998), Costiera Amalfitana (1997), Costiera Amalfitana (1997), Dialetto napoletano riconosciuto come lingua (2016),la Dieta mediterranea (2010), la Pizza e l’arte dei pizzaioli napoletani (2017).