“Chi si ferma è perduto“, sembra un modo di dire, uno slag napoletano, ma in realtà è un’espressione italiana per dire che chi resta fermo non cambia posto e di conseguenza resta impantanato in situazioni che potrebbero migliorare se solo si attivasse per renderle tali. Tuttavia ad aver divulgato, o addirittura coniato, questo “detto” è il nostro mitico Totò nell’omonimo film “Chi si ferma è perduto” del 1960. A pronunciarla è proprio il principe della risata nei panni di Antonio Guardalavecchia e affiancato da Peppino De Filippo: “A me i telefoni! Non mi fermo né al primo e né al secondo ostacolo perché, come dice quell’antico detto della provincia di Chiavari, chi si ferma è perduto!”
Chi si ferma è Perduto: da Dante alla Lega
È evidente che il film si ispira a un modo di dire antico e colto. “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto” scriveva Dante Alighieri, poi però ne ha fatto uso il Duce durante il suo discorso a Genova il 14 maggio del 1938, diventando poi una delle citazioni più utilizzate nel dopoguerra fino ad arrivare a Totò, sublimatore, e infine è riuscita a passare anche per la lega di Salvini. Noi senza ombra di dubbio preferiamo la versione di Totò e voi?